
Fin dalle sue origini più rituali, il teatro ha trovato nella maschera la sua sintesi più efficace e simbiotica.
Pur nella sue diversissime forme ed utilizzi la maschera, a tutte le latitudini e longitudini, ha sempre rappresentato il simbolo del teatro nella sua essenza: il mistero e il manifesto, la fissità ed il movimento. Per questo la maschera si rende immediata e comprensibile a tutte le età ed a tutte le culture, e per questo ho scelto di occuparmi di questo tema e di dedicarvi un festival.
Quando parliamo di maschera non intendiamo solo quell’oggetto artificiale che copre il viso dell’attore e ne immobilizza le espressioni facciali: sarebbe troppo riduttivo. Ci riferiamo ad un linguaggio teatrale in cui il corpo vince sulla parola, in cui l’istinto vince sulla ragione.
Ecco allora che anche il clown è una maschera. Ancor di più lo è il clown “clandestino”: è un clown in incognita, senza naso rosso, che agisce senza mai svelare la propria natura di clown. Per non cadere nell’artificiosità del personaggio, il clown deve lavorare con e su la Maschera neutra.
Alessio Nardin